La città stato vuole l’auto elettrica

6 MAG 19
Ultimo aggiornamento: 00:13 | 7 MAG 19
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James Dyson, fondatore dell’omonima casa di aspirapolveri diventata di recente una tech company, è stato per anni uno dei più accesi fautori della Brexit. Quando poi la Brexit ha cominciato a mostrarsi per quello che era, e il Regno Unito si è trovato a guardare nel baratro di un’economia declinante, Dyson ha annunciato che avrebbe trasferito la sua attività fuori dal Regno. Ovviamente, sulla testa di Dyson sono piovute accuse infinite di ipocrisia e tradimento, ma è interessante vedere dove il magnate inglese ha deciso di trasferirsi: Singapore. La città-stato asiatica è celebre per la finanza, non per la manifattura di alto livello, ma l’arrivo di Dyson ha scatenato enormi aspettative, perché nel frattempo la casa ex britannica si è lanciata nel mercato delle auto elettriche.
Secondo Bloomberg, Singapore vorrebbe partire da Dyson per diventare un hub dell’auto elettrica. Dyson ha annunciato che costruirà la sua fabbrica di auto elettriche a Singapore entro il 2020, e che comincerà la produzione l’anno successivo, in un investimento da 2,6 miliardi di dollari. Elon Musk, capostipite degli imprenditori controversi che fanno auto elettriche, aveva scritto in un tweet all’inizio dell’anno che la sua Tesla non si sarebbe spostata a Singapore per lo scarso appoggio del governo, ma adesso sembra che l’isola voglia investire seriamente nella nuova tecnologia. Ha perfino approvato una carbon tax, che fa pagare di più le auto inquinanti, si sta attivando per attirare nuove imprese, e sarebbe già in negoziato con un paio di esse. Il problema per cui Singapore è uno dei posti più cari del mondo, con un costo della vita proibitivo e delle paghe orarie da capogiro è presto risolto: a montare le automobili elettriche ci penseranno i robot. La supply chain e le connessioni avanzatissime dell’isola consentiranno di ripianare gli altri costi.